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Le immagini di Cammina Donna 2008
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PREVENZIONE
La prevenzione come stile di vita quotidiano
Proteggersi dal tumore si può, anche con i gesti quotidiani più semplici, come
mangiare e camminare. Sono infatti ormai noti diversi fattori ambientali e
comportamentali che possono danneggiare il DNA, il nostro codice genetico, e
indurre alterazioni ormonali, creando così i presupposti che possono talvolta
favorire lo sviluppo della malattia. Alcune stime recenti hanno ipotizzato che
eliminando fumo e alcol, riducendo obesità e vita sedentaria, aumentando il
consumo di frutta e verdura si potrebbe dimezzare l’incidenza delle forme più
comuni di cancro.
Le donne, in particolare nel ricco mondo occidentale, hanno progressivamente
mutato il loro stile di vita rispetto a quello delle loro nonne e bisnonne,
spesso adottando quei comportamenti a rischio fino a pochi decenni fa
tipicamente declinati al maschile, come il bere alcolici o fumare.
Nel caso del tumore al seno, vi sono fattori di rischio su cui non si può
intervenire, se non seguendo un corretto programma di controlli. E’ il caso
dell’età (4 neoplasie su 5 vengono diagnosticate in donne con più di 50 anni)
o, in misura minore, della storia familiare, come la presenza di una madre o
di una sorella malata.
Altri elementi che possono contribuire in modo significativo, anche se non
determinante, al rischio-tumore dipendono invece in maniera più diretta dalle
nostre abitudini:
- alimentazione
- sovrappeso
- vita sedentaria
- trattamenti ormonali sostitutivi in menopausa
- contraccezione ormonale
- esposizione a radiazioni ionizzanti
- allattamento al seno
- La dieta gioca una parte importante. Lo sviluppo dei tumori
del seno è favorito dalla presenza nell’organismo di livelli troppo alti di
ormoni sessuali (soprattutto estrogeni), di insulina e di altri fattori di
crescita che dipendono anche da ciò che si mette in tavola. In particolare la
dieta occidentale, ricca di cibi ad alto indice glicemico ed insulinemico
(farine raffinate, pane bianco, zucchero, bibite, carne rossa, latticini)
innesca complesse reazioni metaboliche che si traducono in un aumento della
quantità di ormoni sessuali circolanti e, dunque, in un rischio maggiore di
certe forme di tumore. Al contrario, alcuni cibi sono dei preziosi alleati
della prevenzione, perché ricchi di fitoestrogeni, sostanze che inibiscono
l’attività degli estrogeni:
- i cereali integrali: riso, orzo, farro, grano saraceno, miglio e avena
- i legumi: fagioli, lenticchie, piselli, fave, ceci
- le verdure di ogni tipo, meglio se crude o poco cotte, in special modo le
crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiori, verza, cime di rapa, rape, rucola)
LINK.
Dieta: progetto DIANA (INT)
http://www.istitutotumori.mi.it/INT/cascinarosa/doc/diana3.pdf
- Le donne in sovrappeso, che hanno livelli più alti di
estrogeni nell’organismo, hanno più probabilità di imbattersi in un tumore del
seno rispetto alle loro coetanee meno robuste. Un motivo in più per curare la
forma fisica, fare movimento e cercare di non aumentare di peso nel corso
dell’età adulta.
- La vita sedentaria, a qualsiasi età, aumenta il rischio
tumorale, perché si accompagna spesso ad alterazioni del metabolismo e ad un
aumento di massa adiposa che favoriscono la produzione degli ormoni correlati
con la malattia. Praticare una regolare attività fisica, fin da bambini,
dunque, è una utile strategia per controllare sia l’ago della bilancia, sia i
processi potenzialmente pericolosi del nostro organismo. In generale, un buon
consiglio è quello di svolgere un’attività aerobica moderata, come camminare
di buon passo per mezz’ora, tre volte a settimana.
- Il legame tra trattamenti ormonali sostitutivi (TOS) in
menopausa (utilizzati da molte donne contro i sintomi del brusco calo di
ormoni che accompagna questa fase della vita) e una maggiore incidenza di
tumori della mammella è stato confermato da alcuni recenti studi, soprattutto
nel caso di assunzioni prolungate. Le preoccupazioni maggiori sono sorte in
alcuni Paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, dove questo tipo di terapia ha
attraversato un vero e proprio boom nei decenni passati, quando ancora non si
conoscevano a fondo gli effetti a lungo termine. In Italia il ricorso alla TOS
è restato a livelli molto più contenuti, coinvolgendo a fine anni ’90 meno del
10 per cento delle donne in menopausa, di cui meno di un terzo prolungava
l’assunzione per più di due anni. Ora l’atteggiamento prevalente sembra essere
quello della ragionevole cautela, ricordando che i farmaci ormonali possono
aiutare le donne che soffrono di disturbi a volte tali da compromettere
seriamente la qualità di vita (vampate di calore, atrofia vaginale,
demineralizzazione ossea, alterazioni della pressione arteriosa e del
metabolismo), ma che, come tutti i trattamenti farmacologici, esistono delle
controindicazioni e vanno prescritti in caso di effettiva necessità e per
periodi di tempo limitati. Secondo alcuni studi, il rischio potrebbe variare a
seconda del tipo di ormoni utilizzati e sarebbero preferibili formulazioni che
associano agli estrogeni il progesterone naturale (identico a quello prodotto
dall’ovaio prima della menopausa), evitando i progestinici di sintesi,
molecole sintetiche derivate dall’ormone naturale.
- Anche i contraccettivi orali sono correlati ad un piccolo
aumento di rischio di cancro mammario (e ad una riduzione, invece, dei tumori
dell’ovaio e dell’endometrio). In particolare, sarebbe più prudente limitare
l’assunzione di pillole anticoncezionali a base di una classe particolare di
progestinici, detti “ad attività androgenica”. Alcuni studi, infatti, hanno
infatti dimostrato un legame tra alti livelli di androgeni (ormoni sessuali
maschili) nel sangue e un maggior rischio per il seno.
- Ridurre o azzerare il consumo di bevande alcoliche, si sa,
è un’ottima idea sotto tutti i punti di vista. Oltre ai rischi più noti, tra
cui cirrosi, ulcera, danni al sistema nervoso centrale, i drink di troppo
possono aumentare l’esposizione ai tumori del fegato, cavo orale, faringe,
laringe, esofago, mammella e colon. Secondo quanto indicato in un documento
dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, 50 grammi al giorno di
etanolo (pari a circa 4 o 5 bicchieri di vino) possono aumentare di 1 volta e
mezza il rischio di tumore mammario, e qualche differenza si rileva anche con
1 o 2 bicchieri.
- L'esposizione a radiazioni ionizzanti in giovane età, da
bambine o adolescenti, spiega verosimilmente solo una minima frazione
dell'incidenza, ma i medici dovrebbero essere istruiti ad evitare esposizioni,
come radiografie ripetute, non strettamente necessarie.
- L'allattamento al seno conferisce una modesta ma importante
protezione contro il tumore della mammella, che aumenta con i mesi di
allattamento nell’arco dell’intera vita, sommandosi, dunque, anche su più
gravidanze (secondo alcuni studi la riduzione del rischio sarebbe pari al 4%
ogni 12 mesi di allattamento). Durante questo periodo, infatti, l’attività
ormonale viene messa a riposo, come d’altra parte accade durante la
gestazione. Ecco perché anche la maternità è annoverata tra i fattori
“protettivi”, riducendo il tempo totale in cui una donna produce estrogeni, al
pari dell’età di inizio (menarca) e di fine (menopausa) dei cicli mestruali.
Non tutte le donne possono o vogliono diventare madri, e non tutte possono o
vogliono allattare al seno, e questo non le rende più irresponsabili.
Semplicemente, coloro che scelgono di allattare un figlio devono sapere che,
nutrendo il loro bambino, stanno anche facendo un regalo a se stesse.
La
prevenzione secondaria
Il carcinoma
mammario si colloca al primo posto in ordine di incidenza e di mortalità fra i
tumori maligni che colpiscono la popolazione femminile dei paesi
industrializzati.
La
prevenzione secondaria si basa sull’effettuazione periodica dei controlli suggeriti
dalle linee guida, il più importante dei quali è rappresentato dalla mammografia, esame in
grado di diagnosticare carcinomi ancora in fase preclinica. Una diagnosi precoce
permette il trattamento della malattia in uno stadio con una migliore prognosi e
l’applicazione di terapie chirurgiche e mediche meno aggressive e meno
invalidanti.
Poiché l'esame
mammografico utilizza radiazioni ionizzanti, bisogna considerare il rischio di
tumore mammario radioindotto, tenendo conto che la mammografia viene effettuata
su una popolazione sana e per un lungo arco di tempo.
Gli studi
finora condotti hanno dimostrato come tale rischio sia trascurabile. Anche
nell’eventualità di un carcinoma radioindotto, mediante la mammografia sarebbe
possibile una diagnosi precoce ed una cura tempestiva.
Tali risultati
non esimono, comunque, dal condurre l’esame mammografico con la migliore tecnica
possibile e con apparecchiature dedicate e sottoposte ai controlli di qualità
previsti dalla legge.
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