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PREVENZIONE

La prevenzione come stile di vita quotidiano


Proteggersi dal tumore si può, anche con i gesti quotidiani più semplici, come mangiare e camminare. Sono infatti ormai noti diversi fattori ambientali e comportamentali che possono danneggiare il DNA, il nostro codice genetico, e indurre alterazioni ormonali, creando così i presupposti che possono talvolta favorire lo sviluppo della malattia. Alcune stime recenti hanno ipotizzato che eliminando fumo e alcol, riducendo obesità e vita sedentaria, aumentando il consumo di frutta e verdura si potrebbe dimezzare l’incidenza delle forme più comuni di cancro.

Le donne, in particolare nel ricco mondo occidentale, hanno progressivamente mutato il loro stile di vita rispetto a quello delle loro nonne e bisnonne, spesso adottando quei comportamenti a rischio fino a pochi decenni fa tipicamente declinati al maschile, come il bere alcolici o fumare.

Nel caso del tumore al seno, vi sono fattori di rischio su cui non si può intervenire, se non seguendo un corretto programma di controlli. E’ il caso dell’età (4 neoplasie su 5 vengono diagnosticate in donne con più di 50 anni) o, in misura minore, della storia familiare, come la presenza di una madre o di una sorella malata.

Altri elementi che possono contribuire in modo significativo, anche se non determinante, al rischio-tumore dipendono invece in maniera più diretta dalle nostre abitudini:

- alimentazione
- sovrappeso
- vita sedentaria
- trattamenti ormonali sostitutivi in menopausa
- contraccezione ormonale
- esposizione a radiazioni ionizzanti
- allattamento al seno

- La dieta gioca una parte importante. Lo sviluppo dei tumori del seno è favorito dalla presenza nell’organismo di livelli troppo alti di ormoni sessuali (soprattutto estrogeni), di insulina e di altri fattori di crescita che dipendono anche da ciò che si mette in tavola. In particolare la dieta occidentale, ricca di cibi ad alto indice glicemico ed insulinemico (farine raffinate, pane bianco, zucchero, bibite, carne rossa, latticini) innesca complesse reazioni metaboliche che si traducono in un aumento della quantità di ormoni sessuali circolanti e, dunque, in un rischio maggiore di certe forme di tumore. Al contrario, alcuni cibi sono dei preziosi alleati della prevenzione, perché ricchi di fitoestrogeni, sostanze che inibiscono l’attività degli estrogeni:

- i cereali integrali: riso, orzo, farro, grano saraceno, miglio e avena
- i legumi: fagioli, lenticchie, piselli, fave, ceci
- le verdure di ogni tipo, meglio se crude o poco cotte, in special modo le crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiori, verza, cime di rapa, rape, rucola)

LINK.
Dieta: progetto DIANA (INT)
http://www.istitutotumori.mi.it/INT/cascinarosa/doc/diana3.pdf

- Le donne in sovrappeso, che hanno livelli più alti di estrogeni nell’organismo, hanno più probabilità di imbattersi in un tumore del seno rispetto alle loro coetanee meno robuste. Un motivo in più per curare la forma fisica, fare movimento e cercare di non aumentare di peso nel corso dell’età adulta.

- La vita sedentaria, a qualsiasi età, aumenta il rischio tumorale, perché si accompagna spesso ad alterazioni del metabolismo e ad un aumento di massa adiposa che favoriscono la produzione degli ormoni correlati con la malattia. Praticare una regolare attività fisica, fin da bambini, dunque, è una utile strategia per controllare sia l’ago della bilancia, sia i processi potenzialmente pericolosi del nostro organismo. In generale, un buon consiglio è quello di svolgere un’attività aerobica moderata, come camminare di buon passo per mezz’ora, tre volte a settimana.

- Il legame tra trattamenti ormonali sostitutivi (TOS) in menopausa (utilizzati da molte donne contro i sintomi del brusco calo di ormoni che accompagna questa fase della vita) e una maggiore incidenza di tumori della mammella è stato confermato da alcuni recenti studi, soprattutto nel caso di assunzioni prolungate. Le preoccupazioni maggiori sono sorte in alcuni Paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, dove questo tipo di terapia ha attraversato un vero e proprio boom nei decenni passati, quando ancora non si conoscevano a fondo gli effetti a lungo termine. In Italia il ricorso alla TOS è restato a livelli molto più contenuti, coinvolgendo a fine anni ’90 meno del 10 per cento delle donne in menopausa, di cui meno di un terzo prolungava l’assunzione per più di due anni. Ora l’atteggiamento prevalente sembra essere quello della ragionevole cautela, ricordando che i farmaci ormonali possono aiutare le donne che soffrono di disturbi a volte tali da compromettere seriamente la qualità di vita (vampate di calore, atrofia vaginale, demineralizzazione ossea, alterazioni della pressione arteriosa e del metabolismo), ma che, come tutti i trattamenti farmacologici, esistono delle controindicazioni e vanno prescritti in caso di effettiva necessità e per periodi di tempo limitati. Secondo alcuni studi, il rischio potrebbe variare a seconda del tipo di ormoni utilizzati e sarebbero preferibili formulazioni che associano agli estrogeni il progesterone naturale (identico a quello prodotto dall’ovaio prima della menopausa), evitando i progestinici di sintesi, molecole sintetiche derivate dall’ormone naturale.

- Anche i contraccettivi orali sono correlati ad un piccolo aumento di rischio di cancro mammario (e ad una riduzione, invece, dei tumori dell’ovaio e dell’endometrio). In particolare, sarebbe più prudente limitare l’assunzione di pillole anticoncezionali a base di una classe particolare di progestinici, detti “ad attività androgenica”. Alcuni studi, infatti, hanno infatti dimostrato un legame tra alti livelli di androgeni (ormoni sessuali maschili) nel sangue e un maggior rischio per il seno.

- Ridurre o azzerare il consumo di bevande alcoliche, si sa, è un’ottima idea sotto tutti i punti di vista. Oltre ai rischi più noti, tra cui cirrosi, ulcera, danni al sistema nervoso centrale, i drink di troppo possono aumentare l’esposizione ai tumori del fegato, cavo orale, faringe, laringe, esofago, mammella e colon. Secondo quanto indicato in un documento dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, 50 grammi al giorno di etanolo (pari a circa 4 o 5 bicchieri di vino) possono aumentare di 1 volta e mezza il rischio di tumore mammario, e qualche differenza si rileva anche con 1 o 2 bicchieri.

- L'esposizione a radiazioni ionizzanti in giovane età, da bambine o adolescenti, spiega verosimilmente solo una minima frazione dell'incidenza, ma i medici dovrebbero essere istruiti ad evitare esposizioni, come radiografie ripetute, non strettamente necessarie.

- L'allattamento al seno conferisce una modesta ma importante protezione contro il tumore della mammella, che aumenta con i mesi di allattamento nell’arco dell’intera vita, sommandosi, dunque, anche su più gravidanze (secondo alcuni studi la riduzione del rischio sarebbe pari al 4% ogni 12 mesi di allattamento). Durante questo periodo, infatti, l’attività ormonale viene messa a riposo, come d’altra parte accade durante la gestazione. Ecco perché anche la maternità è annoverata tra i fattori “protettivi”, riducendo il tempo totale in cui una donna produce estrogeni, al pari dell’età di inizio (menarca) e di fine (menopausa) dei cicli mestruali. Non tutte le donne possono o vogliono diventare madri, e non tutte possono o vogliono allattare al seno, e questo non le rende più irresponsabili. Semplicemente, coloro che scelgono di allattare un figlio devono sapere che, nutrendo il loro bambino, stanno anche facendo un regalo a se stesse.
 

La prevenzione secondaria

 

Il carcinoma mammario si colloca al primo posto in ordine di incidenza e di mortalità fra i tumori maligni che colpiscono la popolazione femminile dei paesi industrializzati.

La prevenzione secondaria si basa sull’effettuazione periodica dei controlli suggeriti dalle linee guida, il più importante dei quali è rappresentato dalla mammografia, esame in grado di diagnosticare carcinomi ancora in fase preclinica. Una diagnosi precoce permette il trattamento della malattia in uno stadio con una migliore prognosi e l’applicazione di terapie chirurgiche e mediche meno aggressive e meno invalidanti.

Poiché l'esame mammografico utilizza radiazioni ionizzanti, bisogna considerare il rischio di tumore mammario radioindotto, tenendo conto che la mammografia viene effettuata su una popolazione sana e per un lungo arco di tempo.

Gli studi finora condotti hanno dimostrato come tale rischio sia trascurabile. Anche nell’eventualità di un carcinoma radioindotto, mediante la mammografia sarebbe possibile una diagnosi precoce ed una cura tempestiva.

Tali risultati non esimono, comunque, dal condurre l’esame mammografico con la migliore tecnica possibile e con apparecchiature dedicate e sottoposte ai controlli di qualità previsti dalla legge.


Ultimo aggiornamento: 01-06-09